Passa attraverso l'uomo e arriverai a Dio. Per lui passi, a Lui vai. Non cercare al di fuori di lui per dove giungere a Lui. Se Egli non avesse voluto essere la via, saremmo sempre fuori strada. Perciò si è fatto la via per dove puoi andare. Non ti dico: "Cerca la via". E' la via stessa a farsi incontro a te: Alzati e cammina.

sant'Agostino, Discorso 141

mercoledì 12 aprile 2017

Pedagogia della Misericordia nei medaglioni dei confessionali della Cattedrale di San Gallo V + Vb: Adamo e Eva



Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: "È vero che Dio ha detto: ‘Non dovete mangiare di alcun albero del giardino’?". Rispose la donna al serpente: "Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: ‘Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete’". Ma il serpente disse alla donna: "Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male". Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l'uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: "Dove sei?". Rispose: "Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto". Riprese: "Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?". Rispose l'uomo: "La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato". Il Signore Dio disse alla donna: "Che hai fatto?". Rispose la donna: "Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato".
Gen 3, 1-13
Il peccato però ha ingannato il tempo e l'eternità, perché ha ingannato il tempo dell'attesa di Dio. La mano di Eva e Adamo che ha voluto prendere subito un compimento di sé alternativo al TU di Dio, ha infranto il senso del tempo, il significato del tempo, la bellezza del tempo, perché ha tradito l'attesa di Dio.
Padre Mauro-Giuseppe Lepori, Abate generale cistercense
Conferenza di Avvento, Hauterive, 5 dicembre 2015

Pedagogia della Misericordia nei medaglioni dei confessionali della Cattedrale di San Gallo: Le parabole della Misericordia (Lc 15)


















Dunque san Luca non parlò a vuoto quando espose nell’ordine le tre parabole: la pecora che si smarrì e fu ritrovata, la dracma che fu perduta e ritrovata, il figlio che era morto e ritornò alla vita […]. 

Chi sono il padre, il pastore, la donna, se non Dio Padre, Cristo pastore, la donna Chiesa?

Cristo ti trasporta con il suo corpo, prendendo su di sé i tuoi peccati, ti cerca la Chiesa, ti accoglie il Padre.

Come un pastore ti porta, come una madre ti cerca, come un padre ti veste. […]. Prima di tutto viene la misericordia, poi il sostegno, ed in terzo luogo la riconciliazione. […]

Siamo pecore, dicevo: andiamo al pascolo; siamo dracme: abbiamo un prezzo; siamo figli: corriamo al Padre.

sant’Ambrogio, Esposizione del Vangelo secondo Luca, VII

Pedagogia della Misericordia nei medaglioni dei confessionali della Cattedrale di San Gallo III: Il Figliol prodigo



"Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: 'Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta'. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse: 'Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni'. Partì e si incamminò verso suo padre.
Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: 'Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio'. Ma il padre disse ai servi: 'Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato'. E cominciarono a far festa".

Lc 15, 11-24
Cosa fa il padre della parabola del figlio prodigo? Attende! Appena il figlio è partito verso la perdizione e la morte, il padre si mette subito ad attenderlo: "Questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato!" (Lc 15,24). Nella figura di questo padre che attende il figlio, Gesù ci rivela un mistero straordinario (ma il mistero è sempre straordinario!): ci rivela che la misericordia è come se l'amore di Dio lasciasse l'eternità per diventare attesa nel tempo, ricerca nel tempo, pazienza nel tempo. Dio che era l'Essere eterno da attendere, si fa per noi l'Essere eterno che attende. È il mistero di Cristo.
Padre Mauro-Giuseppe Lepori, Abate generale cistercense  
Conferenza di Avvento, Hauterive, 5 dicembre 2015

Pedagogia della Misericordia nei medaglioni dei confessionali della Cattedrale di San Gallo IVb: La dramma (dracma) ritrovata


«...c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte»

...quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte.
Lc 15, 8-10
Ma non si potrebbe trovare in nessun luogo una somiglianza con l'immagine divina,
piuttosto, essa sarebbe ancora lì, orrida e deforme,
se quella donna, di cui narra il Vangelo, non avesse acceso la lampada.

Vale a dire: se la Sapienza non fosse apparsa nella carne,
mettendo a soqquadro la dimora dei vizi,
per cercare la dramma che aveva perduto [cfr. Lc 15, 8]
– ovvero la sua stessa immagine –
che, privata del suo nativo splendore,
incrostata dal peccato,
era nascosta come se fosse nella polvere,
E se, una volta trovata, non l'avesse pulita
riportandola alla bellezza originaria,
nella gloria dei santi,
conformandola a sé in ogni cosa,

portando a compimento queste parole delle Scritture:

Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. [I Gv 3,2].
San Bernardo di Chiaravalle, De Gratia et libero arbitrio

martedì 11 aprile 2017

Pedagogia della Misericordia nei medaglioni dei confessionali della Cattedrale di San Gallo IV: La pecorella smarrita



«...Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta»

Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: "Costui riceve i peccatori e mangia con loro". Allora egli disse loro questa parabola: "Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: 'Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta’. Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.
Lc 15, 1-7
Il Buon Pastore vale a dire il buon guardiano di pecore.
Per quella ha conosciuto l’inquietudine.
Per quella che non è rimasta con le altre novantanove.
La mortale inquietudine.
(La divorante inquietudine nel cuore di Gesù.)
Inquietudine di non ritrovarla. Di non sapere.
Di non ritrovarla mai. L'umana inquietudine.
La mortale inquietudine di doverla condannare.
Ma infine lui è salvo.
Lui medesimo salvatore è salvo.
È salvo dal doverla condannare.
[...]
Per questa pecorella d’anima d’uomo, lui, fatto uomo, ha conosciuto l’inquietudine d’uomo.
Ma per questa stupida pecorella d’anima (che gli ha fatto una così gran paura) uomo, lui, fatto uomo, ha conosciuto la speranza d’uomo.

Charles Péguy, Il portico del mistero della seconda virtù

lunedì 10 aprile 2017

Pedagogia della Misericordia nei medaglioni dei confessionali della Cattedrale di San Gallo IIIb: La Samaritana


«...Dammi da bere!»

Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samarìa ad attingere acqua. Le disse Gesù: "Dammi da bere". I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: "Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?". I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: "Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: 'Dammi da bere!' , tu stesso gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva". Gli disse la donna: "Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest'acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?". Rispose Gesù: "Chiunque beve di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna". "Signore, gli disse la donna, dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua". Le disse: "Va 'a chiamare tuo marito e poi ritorna qui". Rispose la donna: "Non ho marito". Le disse Gesù: "Hai detto bene 'non ho marito' ; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero". Gli replicò la donna: "Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare". Gesù le dice: "Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità". Gli rispose la donna: "So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa". Le disse Gesù:"Sono io, che ti parlo".
In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che stesse a discorrere con una donna. Nessuno tuttavia gli disse: "Che desideri?", o: "Perché parli con lei?". La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: "Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia?".

Gv 4, 6-29
Infatti Gesù non si affatica invano, non si affatica invano la forza di Dio. [...]
Per te Gesù fu stanco del viaggio.
Troviamo Gesù forte e troviamo Gesù infermo. [...] La forza di Cristo ti ha creato, la sua infermità ti ha ricreato. La fortezza di Cristo ha fatto sì che ciò che non era fosse, la sua infermità che ciò che era non perisse. Ci ha costituiti la Sua fortezza, ci ha cercati la Sua infermità.

sant'Agostino, Trattati su Giovanni, XV, 6

domenica 9 aprile 2017

Pedagogia della Misericordia nei medaglioni dei confessionali della Cattedrale di San Gallo IIb: La Cananea



«…Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri»

Partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: "Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio". Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: "Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!". Egli rispose: "Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele". Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: "Signore, aiutami!". Ed egli rispose: "Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini". "È vero, Signore - disse la donna -, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni". Allora Gesù le replicò: "Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri". E da quell'istante sua figlia fu guarita.
Mt 15, 21-28
Si osservi in questo la grande fede della donna cananea: dà credito a Dio chiamandolo "Signore", e all'uomo dicendo "figlio di Davide".
La donna non fa la sua richiesta partendo dai suoi meriti, ma implora la sola misericordia di Dio, gridando "pietà di me". E non dice "abbi pietà di mia figlia", bensì "pietà di me": il dolore della figlia è il dolore della madre. E, per muoverLo maggiormente a compassione, gli racconta tutto il [suo] dolore. [...]
Inoltre, [il Signore], rinviandola senza rispondere, ci fa vedere la pazienza della donna e la sua perseveranza. Non risponde, anche affinché in questo modo siano i discepoli a pregare per lei: e così ci fa vedere che le preghiere dei santi sono necessarie quando si richiede qualcosa. Perciò i discepoli andarono da lui dicendogli: "Esaudiscila, perché ci viene dietro".
Glossa Ordinaria (citata dalla Catena Aurea di san Tommaso d'Aquino)

Pedagogia della Misericordia nei medaglioni dei confessionali della Cattedrale di San Gallo II: Il fariseo e il pubblicano



«...chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato»

"Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: 'O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo'. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: 'O Dio, abbi pietà di me peccatore'. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato".
Lc 18, 10-14
...Ne è testimone il pubblicano che non era in grado di ricordare opere buone, ma al loro posto offrì l’umile riconoscimento delle sue colpe e così si liberò dal grave fardello che che aveva sulla coscienza.
san Giovanni Crisostomo, Omelia sul diavolo tentatore 2, 6

sabato 8 aprile 2017

Pedagogia della Misericordia nei medaglioni dei confessionali della Cattedrale di San Gallo Ib: L'unzione di Betania



«...le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato»


Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.
A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: una peccatrice". Gesù allora gli disse:"Simone, ho una cosa da dirti". Ed egli: "Maestro, di' pure". "Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?". Simone rispose: "Suppongo quello a cui ha condonato di più". Gli disse Gesù: "Hai giudicato bene". E volgendosi verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m' hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco". Poi disse a lei:"Ti sono perdonati i tuoi peccati".

Lc 7, 36-48
Baciamo dunque i piedi del Redentore quando amiamo con tutto il cuore il mistero della sua incarnazione.
san Gregorio Magno, Omelia XXV

Pedagogia della Misericordia nei medaglioni dei confessionali della Cattedrale di San Gallo I: Zaccheo

Al di sopra di ognuno degli otto confessionali barocchi della cattedrale di San Gallo (1769) si trova un medaglione che rappresenta personaggi biblici (con l’eccezione di santa Margherita da Cortona) oppure episodi e parabole del Vangelo.
Sul lato destro guardando verso l’altare i protagonisti sono di sesso maschile, mentre su quello sinistro sono di sesso femminile (ciò che all’epoca corrispondeva alla suddivisione dei fedeli).
Si tratta di un richiamo alla Misericordia che, secondo gli insegnamenti della Chiesa cattolica, il penitente sperimenta nel sacramento della Penitenza.




«...scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua»

Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: "È andato ad alloggiare da un peccatore!". Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto". Gesù gli rispose: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto".
Lc 19, 2-10
...E il Signore vide proprio Zaccheo: questi fu visto e vide; ma se non fosse stato veduto, non avrebbe visto. [...] Affinché potessimo vedere, siamo stati visti; affinché potessimo amare, siamo stati amati.

sant'Agostino, Discorso 174

sabato 1 aprile 2017

nichilismo gaio

...la caratteristica della disperazione è precisamente di non sapere di essere disperazione
Søren Kierkegaard, La malattia mortale

mercoledì 15 febbraio 2017

Je l’avise et il m’avise

Dominikos Theotokpoulos, detto El Greco, Volto Santo  (1580-82), collezione privata.
Il y avait un homme qui ne passait jamais devant l’église sans y entrer.
Le matin quand il allait au travail, le soir quand il en revenait, il laissait à la porte sa pelle et sa pioche, et il restait longtemps en adoration devant le Saint Sacrement. J’aimais bien ça.
Je lui ai demandé une fois ce qu’il disait à Notre Seigneur pendant ses longues visites qu’il lui faisait.
Savez-vous ce qu’il m’a répondu ?
"Monsieur le Curé, je ne lui dis rien. Je l’avise et il m’avise. Je le regarde, il me regarde."

C'era un uomo che non passava mai davanti alla chiesa senza entrarvi. 
Al mattino quando andava al lavoro e la sera quando rientrava, lasciava la sua pala e la sua zappa fuori dalla porta e stava a lungo in adorazione davanti al Santo Sacramento. Questo mi piaceva molto. 
Una volta gli chiesi cosa dicesse a nostro Signore durante quelle sue lunghe visite. 
Sapete cosa mi rispose?
"Signor curato, non gli dico niente. Io lo vedo, e lui mi vede. Lo guardo, mi guarda."
San Giovanni Maria Vianney (Curato d'Ars) 

giovedì 2 febbraio 2017

Desiderio* I

Quand tu veux construire un bateau, ne commence pas par rassembler du bois, couper des planches et distribuer du travail, mais reveille au sein des hommes le desir de la mer grande et large. 

Quando vuoi costruire una barca, non cominciare raccogliendo del legno, tagliando assi e distribuendo lavoro, ma desta nel cuore degli uomini il desiderio del mare grande e vasto.
Antoine de Saint-Exupéry

* etimologicamente, la parola è imparentata con il latino sīdŭs, sidĕris: stella



martedì 8 novembre 2016

adoro Te devote, latens Deitas*

Ma chi vuole amare Dio assai in cielo, bisogna che prima l'ami assai in questa terra. 
Sant'Alfonso Maria de' Liguori, Novena del Santo Natale, Discorso VIII
Caravaggio, Le sette opere di misericordia [corporale], Napoli, Pio Monte della Misericordia
Raffaello, Disputa del Sacramento (1509), Vaticano, Stanza della Segnatura 
* "Adoro Te devotamente, o Deità che Ti nascondi", inizio dell'inno eucaristico per la solennità del Corpus Domini del 1264 attribuito a san Tommaso d'Aquino.

nova et vetera* XI




Chiesa Mart Shimony di Bartella (vicno a Mosul, Iraq) profanata da miliziani del sedicente Stato Islamico (2016)



Basilica di Santa Maria Maddalena a Vézelay (Francia), profanata durante la Rivoluzione Francese


  cose nuove e cose antiche: Ed egli disse loro: "Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche" (Mt 13, 52)

sabato 15 ottobre 2016

16 ottobre: san Gallo – II


Allmächtiger Gott,
du hast den heiligen Gallus berufen,
als Mönch und Glaubensbote
unter den Alemannen
die Wahrheit des Evangeliums auszubreiten.
Erhalte uns die Freude, die aus dem Glauben kommt,
und stärke unsere Treue zu Jesus Christus,
der in der Einheit des Heiligen Geistes
mit dir lebt und herrscht in alle Ewigkeit.

Dio onnipotente,
hai chiamato san Gallo 
a diffondere come monaco e messaggero della fede 
la verità del Vangelo tra gli Alemanni.
Mantieni in noi la gioia che viene dalla fede,
e rafforza la nostra fedeltà a Gesù Cristo, 
che vive e regna con te nell'unità dello Spirito Santo, 
per tutti i secoli dei secoli. 
Orazione del giorno nella celebrazione della memoria di San Gallo (mia traduzione dal tedesco) 


San Gallo, icona di padre Igor’ (al secolo Egon) Sendler (1.8.1923 - 17.3.2014) 

giovedì 18 agosto 2016

86 anni per il Signore – nova et vetera* X – martiri, cioè testimoni VI

Il capo della polizia insistendo diceva: «Giura e io ti libero. Maledici il Cristo». Policarpo rispose: «Da ottantasei anni lo servo, e non mi ha fatto alcun male. Come potrei bestemmiare il mio re che mi ha salvato?».

dal Martirio di san Policarpo di Smirne (69-155) 


padre Jacques Hamel (Darnétal, 30 novembre 1930 – Saint-Étienne-du-Rouvray, 26 luglio 2016),
martirizzato da terroristi del sedicente Stato Islamico

  cose nuove e cose antiche: Ed egli disse loro: "Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche" (Mt 13, 52)

venerdì 13 maggio 2016

adiutores gaudii* - #teamfratellomaggiore 2

Qual è dunque l'oggetto della parabola [del Figliol prodigo, Lc XV, 11-32]? [...]

Poco più innanzi, san Luca stesso ha detto del Salvatore di noi tutti:


Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: "Costui accoglie i peccatori e mangia con loro". [Lc XV, 1-2].


Siccome i farisei e gli scribi mormoravano contro la Sua gentilezza ed il Suo amore all'uomo

e Lo criticavano in modo malvagio ed empio perché riceveva ed istruiva uomini la cui condotta di vita era impura,
Cristo dovette necessariamente raccontare loro quella parabola,
per mostrare loro con chiarezza
che il Dio di tutti chiede anche a chi è del tutto fermo e risoluto
e sa come vivere santamente,
meritandosi le più grandi lodi per la sobrietà della sua condotta,
aderendo seriamente alla la Sua volontà,
di rallegrarsi
quando qualcuno è chiamato a pentirsi,
anche se è una persona del tutto riprovevole,
e non trattarlo male e senza amore. [...].

Perciò è nostro dovere conformarci alla volontà di Dio,

che guarisce gli ammalati,
rialza colui che è caduto,
porge la mano per sostenere coloro che vacillano,
riporta a casa i dispersi,
ridona una vita degna di lode
a coloro che vagavano nell'ombra del peccato,
cerca ti chi si è perduto,
richiama alla vita chi ha subito una morte spirituale.

Rallegriamoci dunque,

lodiamoLo insieme agli angeli
perché è buono e amorevole verso gli uomini,
benevolo
e dimentico del male,
perché se la disposizione del nostro animo è questa,
Cristo ci accoglierà [...]


San Cirillo di Alessandria (370-444), Commento al Vangelo secondo Luca, discorso CVII


Cattedrale di Chartres, vetrata del Figliol Prodigo: il Padre Misericordioso festeggia con i suoi due figli il ritorno del figlio minore.

Papa Francesco ha dedicato al Padre Misericordioso l'udienza generale dell'11 maggio 2016: http://m.vatican.va/content/francescomobile/it/audiences/2016/documents/papa-francesco_20160511_udienza-generale.html


* cfr . 2 Cor 1, 24: siamo ... i collaboratori della vostra gioia 



martedì 10 maggio 2016

Dio debitore dell'uomo – nova et vetera* IX

Scrive S. Giovanni Crisostomo
che quando il Signore dona ad alcuno la grazia di patire,
gli fa maggior grazia
che se gli donasse la podestà di risuscitare i morti,
perchè nel far miracoli l'uomo resta debitore a Dio,
ma nel patire
Dio si rende debitore all'uomo.
citato da sant'Alfonso de' Liguori. Pratica di amar Gesù Cristo, V, 4

Per l’uomo di oggi, [...]
le cose si sono in un certo senso capovolte,
ovvero non è più l’uomo che crede di aver bisogno della giustificazione al cospetto di Dio,
bensì egli è del parere
che sia Dio che debba giustificarsi
a motivo di tutte le cose orrende presenti nel mondo
e di fronte alla miseria dell’essere umano,
tutte cose che in ultima analisi dipenderebbero da lui.
papa Benedetto XVI intervistato da Jacques Servais SJ, L'Osservatore Romano, 16 marzo 2016

  cose nuove e cose antiche: Ed egli disse loro: "Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche" (Mt 13, 52)

mercoledì 23 marzo 2016

“Ti salutiamo, Croce santa, nostra unica speranza!”

Così la Chiesa ci fa dire nel tempo di passione dedicato alla contemplazione delle amare sofferenze di Nostro Signore Gesù Cristo. […]

Contempla il Signore che pende davanti a te sul legno, perché è stato obbediente fino alla morte di Croce.
Egli venne nel mondo non per fare la sua volontà, ma quella del Padre. […]

Di fronte a te il Redentore pende dalla Croce spogliato e nudo, perché ha scelto la povertà. […]

Il mondo è in fiamme […], ma al di sopra di tutte le fiamme si erge la Croce che non può essere bruciata. 
La Croce è la via che dalla terra conduce al Cielo.
Chi l’abbraccia con fede, amore, speranza viene portato in alto, fino al seno della Trinità.

Il mondo è in fiamme: desideri spegnerle?
Contempla la Croce: dal Cuore aperto sgorga il sangue del Redentore, sangue capace di spegnere anche le fiamme dell’inferno. […]

Attraverso la potenza della Croce puoi essere presente su tutti i luoghi del dolore, dovunque ti porta la tua compassionevole carità, quella carità che attingi dal Cuore Divino e che ti rende capace di spargere ovunque il suo preziosissimo sangue per lenire, salvare, redimere.

[...] 

Ave Crux, Spes unica!
Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), 14 settembre 1941, Festa dell’Esaltazione della Croce

mercoledì 30 dicembre 2015

...et incarnatus est III

Un giorno chiesero a p. de Lubac [...]
perché la devozione mariana era tanto "in crisi".
«Perché stiamo riducendo il cristianesimo ad un'astrazione»
rispose il grande teologo
«e le astrazioni non hanno bisogno di essere portate nove mesi nel grembo di una donna per essere generate».
È [la devozione a] Maria
che impedisce di ridurre il cristianesimo a pura dottrina e a noiosa morale.
S. E. Mons. Carlo Card. Caffarra, Prefazione a: Francesco Ventorino, Luigi Giussani. La virtù della fede

lunedì 28 dicembre 2015

28 dicembre: i Santi Innocenti – martire, cioè testimone V

...ces innocents ont payé pour mon fils.
Pendant qu'ils gisaient sur le pavé des routes, sur le pavé des villes, sur le pavé des bourgs, 
Dans la poussière et dans la boue, moins considérés que des agneaux et des chevreaux et des cochonneaux, 
(Car les agneaux et les chevreaux et les cochonneaux Sont très considérés par le boucher et par le consommateur), 
Abandonnés sur les corps de leurs mères, Pendant ce temps-là mon fils fuyait. Il faut le dire. C'est donc, c'est une sorte de quiproquo. Il faut le dire. 
C'est un malentendu
Voulu, ce qui est grave. Il faut le dire.
Ils furent pris pour lui. Ils furent massacrés pour lui.
En son lieu. A sa place.
Non seulement à cause de lui, mais pour lui, comptant pour lui,
Le représentant pour ainsi dire. Étant substitués à lui. Étant comme lui. Presque étant (d'autres) luis. 

..questi innocenti hanno pagato per mio figlio.
Mentre loro giacevano sul selciato delle strade, sul selciato delle città, sul selciato dei paesi,
Nella polvere e nel fango, stimati meno di agnelli, capretti e porcellini,
(Perché agnelli, capretti e porcellini
sono molto stimati dal beccaio e dal consumatore),
Abbandonati sui corpi delle loro madri,
In quel tempo stesso mio Figlio fuggiva. Bisogna dirlo.
E’ dunque un specie di quiproquo. Bisogna dirlo.
E’ un malinteso.
Voluto. E questo è grave. Bisogna dirlo.
Essi furono presi per lui: Furono massacrati per lui. Invece di lui. Al suo posto. 

Non  soltanto a caos a di lui, ma per lui, contando per lui.
rappresentandolo  Per così dire. Sostituiti a lui. Essendo come lui. Quasi essendo (degli altri) lui. 
Charles Péguy, da: Il Mistero dei Santi Innocenti

sabato 26 dicembre 2015

26 dicembre: Santo Stefano – martire, cioè testimone IV

Considerate ancora una cosa alla quale forse non avete mai pensato.
Non soltanto nella festa di Natale celebriamo insieme la nascita di nostro    Signore e la sua morte:
ma nel giorno che segue noi celebriamo il martirio del suo primo martire, il beato Stefano.
È per caso, credete voi, che il giorno del primo martire segue immediatamente quello della nascita di Cristo ?
Assolutamente no.
Proprio come noi ci rallegriamo e ci rattristiamo insieme, per la nascita e la passione del nostro Signore,
così –  fatte le debite proporzioni – noi ci rallegriamo e rattristiamo insieme per la morte dei martiri.
Noi che ora ci rattristiamo per i peccati del mondo che li ha martirizzati
ci rallegriamo perché un’altra anima si annovera tra i santi in Paradiso, a gloria di Dio per la salvezza degli uomini.
T.S. Eliot, Assassino nella Cattedrale (traduzione di Tommaso Giglio e Raffaele La Capria)


Walters Ms. W.547, Innario armeno (1678) 

venerdì 25 dicembre 2015

Errata corrige

Per un deplorevole errore la traduzione italiana dello Stabat mater speciosa era incompleta.
Adesso ho rimediato all'errore.
Chiedo scusa!

http://stefaniaortelli.blogspot.ch/2015/12/25-dicembre-e-nato-e-nato-il-dio-che-ci.html

25 dicembre: è nato! è nato! il Dio che ci ha creato!

Forse non tutti sanno che, speculare rispetto allo Stabat Mater dolorosa, esiste anche uno Stabat Mater speciosa, risalente al XIII secolo ed attribuita anch'essa a Jacopone da Todi, che contempla il mistero della nascita del Salvatore.
Musicata anche da Franz Lizst nel 1872. Cliccare per ascoltare


Stava la Madre beata
Gioiosa presso il fieno
Dove giaceva il Piccolino.

La sua anima gioiosa
Lieta e fervente (d’amore)
Fu pervasa dal giubilo.

O quanto lieta e beata
Fu l’Immacolata
Madre dell’Unigenito.

Ella gioiva e sorrideva,
Esultava mentre guardava
Il suo glorioso Figlio .

Chi mai v’è che non gioisce
Nel vedere la Madre di Cristo
In tanta consolazione?

Chi non parteciperebbe alla sua  gioia,
contemplando la madre di Cristo
che gioca con il Figlio?

Per i peccati del suo popolo
Vide Cristo tra il bestiame,
Al  freddo.

Vide il suo dolce Nato
Vagire, adorato,
In una povera stalla.

Nato Cristo nella mangiatoia,
i cittadini del Cielo cantano lieti
Con immensa gioia.

Il vecchio e la ragazza
Stavano insieme senza parole
Con il cuore colmo di stupore.

Deh, o Madre, fonte dell’Amore,
Fammi sentire la forza dell’ardore,
Affinché io lo possa sentire insieme a te.

Fa che arda il mio cuore
Per l’amato Cristo Dio,
Perché possa compiacerlo.

Santa Madre, fa’ questo:
Introduci nel mio cuore
Le piaghe fissandole con forza.

Dividi con me le pene
Del tuo nato caduto dal cielo
Che ora si è degnato di nascere sul fieno.

Fammi veramente gioire con te,
Seguire il piccolo Gesù
Finché avrò vita..

In me vi sia il tuo ardore,
Fammi beneficiare del Piccolino
Per tutta la durata del mio esilio.

Vergine gloriosa fra le vergini
Non essere amara con me :
Fammi rapire il Bambino !

Fa che porti il bell’Infante,
Che nascendo vinse la morte
Per darci la vita.

Fammi saziare con te,
Inebriare del tuo Figlio,
Tripudiando.

Infiammato e acceso
Si stupisca ogni senso
Per un così gran commercio.

Fammi custodire dal tuo Figlio,
Proteggere dal Verbo di Dio,
Conservare nella grazia.

Quando il corpo morirà,
Fa’ che all’anima sia donata
La gloria del tuo Figlio. Amen


Originale latino:

STABAT Mater speciosa
iuxta faenum gaudiosa,
dum iacebat parvulus.

Cuius animam gaudentem 
laetabundam et ferventem 
pertransivit iubilus. 

O quam laeta et beata 
fuit illa immaculata, 
mater Unigeniti! 

Quae gaudebat et ridebat, 
exultabat, cum videbat 
nati partum inclyti. 

Quisquam est, qui non gauderet, 
Christi matrem si videret 
in tanto solatio? 

Quis non posset collaetari, 
Christi Matrem contemplari 
ludentem cum Filio?

Pro peccatis suae gentis
Christum vidit cum iumentis 
et algori subditum. 

Vidit suum dulcem Natum 
vagientem, adoratum, 
vili deversorio. 

Nato Christo in praesepe 
caeli cives canunt laete 
cum immenso gaudio. 

Stabat senex cum puella 
non cum verbo nec loquela 
stupescentes cordibus. 

Eia, Mater, fons amoris 
me sentire vim ardoris, 
fac, ut tecum sentiam. 

Fac, ut ardeat cor meum 
in amatum Christum Deum 
ut sibi complaceam. 

Sancta Mater, istud agas, 
prone introducas plagas 
cordi fixas valide. 

Tui Nati caelo lapsi, 
iam dignati faeno nasci, 
poenas mecum divide. 

Fac me vere congaudere, 
Iesulino cohaerere, 
donec ego vixero. 

In me sistat ardor tui, 
puerino fac me frui 
dum sum in exilio. 

Virgo virginum praeclara, 
mihi iam non sis amara, 
fac me parvum rapere. 

Fac, ut pulchrum infantem portem, 
qui nascendo vicit mortem, 
volens nos vitam tradere. 

Fac me tecum satiari, 
Nato me inebriari, 
stantem in tripudio. 

Inflammatus et accensus, 
obstupescit omnis sensus 
tali me commercio. 

Fac, me Nato custodiri, 
verbo Dei praemuniri 
conservari gratia. 

Quando corpus morietur, 
fac, ut animae donetur 
tui nati gloria. Amen. 




Dominikos Theotokpoulos, detto El Greco, Adotazione dei pastori (1612), Madrid, museo del Prado

giovedì 24 dicembre 2015

24 dicembre: Vigilia di Natale

Volgiti a noi, tu che guidi Israele,
assiso sui Cherubini,
mostrati in faccia  a Efraim, ridesta
la tua potenza e vieni.

O Redentore delle genti, vieni:
rivela al mondo il parto della Vergine,
ogni età della storia stupisca:
è questo un parto che si addice a Dio.

Non da seme virile,
ma per l'azione arcana dello Spirito
il Verbo di Dio si è fatto carne,
fiorito a noi come frutto di un grembo.

Il verginale corpo s’inturgida,
senza che il puro chiostro si disserri,
brillano le virtù come vessilli:
Dio nel suo tempio ha fissato dimora.

Esca da questo talamo nuziale,
aula regia di santo pudore,
il Forte Che sussiste in due nature
E sollecito compia il suo cammino.

A noi viene dal Padre
e al Padre fa ritorno;
si slancia fino agli inferi
e riguadagna la sede di Dio

Consostanziale e coeterno al Padre,
Dell’umiltà della carne rivèstiti:
con il tuo indefettibile vigore
Rinsalda in poi la corporea fiacchezza.

Già il tuo presepe rifulge e la notte
spira una luce nuova;
nessuna tenebra più la contamini
la rischiari perenne la fede.

Intende, qui regis Israel,
super cherubini qui sedes,
adpare Ephraem coram, excita
potentiam  tuam et veni.

Veni, redémptor géntium,
osténde partum Vírginis;
mirétur omne sæculum:
talis decet partus Deum.

Non ex viríli sémine,
sed mýstico spirámine”
“Verbum Dei factum est caro
fructúsque ventris flóruit.

Alvus tuméscit Vírginis,
claustrum pudóris pérmanet
vexílla virtútum micant,
versàtur in templo Deus.

Procédat e thálamo suo,
pudóris aula régia,
gémirnæ gigas substántiæ
álacris ut currat viam.

Egressus eius  a Patre, 
regressus eius ad Patrem, 
excursus usque  ad inferos, 
recursus ad sedem Dei.

Æquális aetérno Patri,
carnis tropæo cíngere,
infírma nostri córporis
virtúte firmans pérpeti.

Præsépe iam fulget tuum
luménque nox spirat novum,
quod nulla nox intérpolet
fidéque iugi lúceat.
Sant'Ambrogio, Veni Redemptor gentium (Traduzione di Giacomo e Inos Biffi) 
Maria gravida, Svevia superiore,  ca . 1520 

mercoledì 23 dicembre 2015

23 dicembre


O Emmanuel,
Rex et legifer noster, expectatio gentium,
et Salvator earum:
veni ad salvandum nos, Domine, Deus noster. 


O Emmanuele,
nostro re e legislatore, speranza delle genti, e loro Salvatore: vieni e salvaci, Signore, nostro Dio. 

martedì 22 dicembre 2015

22 dicembre


O Rex Gentium,
et desideratus earum, lapisque angularis,
qui facis utraque unum: veni, et salva hominem, quem de limo formasti. 


O Re delle Genti,
da loro bramato,
e pietra angolare,
che riunisci tutti in uno: vieni, e salva l'uomo,
che hai plasmato dal fango. 

lunedì 21 dicembre 2015

21 dicembre


O Oriens,
splendor lucis aeternae, et sol justitiae:
veni, et illumina sedentes in tenebris,
et umbra mortis.


O (astro) Sorgente, splendore di luce eterna, e sole di giustizia:
vieni ed illumina
chi è nelle tenebre,
e nell'ombra della morte.