Passa attraverso l'uomo e arriverai a Dio. Per lui passi, a Lui vai. Non cercare al di fuori di lui per dove giungere a Lui. Se Egli non avesse voluto essere la via, saremmo sempre fuori strada. Perciò si è fatto la via per dove puoi andare. Non ti dico: "Cerca la via". E' la via stessa a farsi incontro a te: Alzati e cammina.

sant'Agostino, Discorso 141

giovedì 11 luglio 2013

La fede è un realismo – I

«La fede è un realismo, siamo noi che ne facciamo un'astrazione, ...essa è la scienza del reale che ci oltrepassa».
Madeleine Delbrêl (1904-1964) 

mercoledì 10 luglio 2013

Nous autres, gens des rues

Noialtri, gente delle strade 

Ci sono dei luoghi dove soffia lo Spirito, 
ma c'è uno Spirito che soffia in ogni luogo. 

Ci sono persone che Dio prende e mette da parte. 
Ce ne sono altre che lascia nella massa, 
che non ritira dal mondo. 
Sono persone che hanno un lavoro ordinario, 
una famiglia ordinaria 
o sono dei celibi ordinari. 
Persone che hanno delle malattie ordinarie, 
dei lutti ordinari. 
Persone che hanno una casa ordinaria, 
vestiti ordinari. 
Sono le persone della vita ordinaria. 
La gente che si incontra in non importa che strada. 
Amano la loro porta che si apre sulla strada, 
come i loro fratelli invisibili al mondo 
amano la porta che si è definitivamente chiusa dietro di loro. 

Noialtri, gente della strada, 
crediamo con tutte le nostre forze 
che questa strada, questo mondo in cui Dio ci ha messi 
è per noi il luogo della nostra santità. 
Crediamo che non ci manca nulla di necessario, 
perché se questo necessario ci mancasse, 
Dio c'è lo avrebbe già dato. 
Noialtri, gente della strada, 
siamo ben certi che possiamo amare Dio tanto quanto Egli vuole essere amato da noi. 
Non sappiamo che due cose: 
la prima, che tutto ciò che facciamo 
non può che essere piccolo; 
la seconda, che tutto ciò che Dio fa è grande. 

Suonano alla porta? Presto, andiamo ad aprire: 
è Dio che viene ad amarci. 
Un'informazione? ...eccola... 
è Dio che viene ad amarci. 
È ora di metterci a tavola? 
Andiamo, è Dio che viene ad amarci. 
Lasciamolo fare.

Madeleine Delbrêl (1904-1964) 



lunedì 8 luglio 2013

la stanchezza...

Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samarìa ad attingere acqua. Le disse Gesù: "Dammi da bere".
Gv 4, 6-7


Gesù non si stanca invano, non si stanca invano la forza di Dio. [...] 
Per te Gesù fu stanco del viaggio. 
Troviamo Gesù forte e troviamo Gesù infermo. [...] 
La forza di Cristo ti ha creato, la sua infermità ti ha ricreato. 
La fortezza di Cristo ha fatto sì che ciò che non era fosse, la sua infermità che ciò che era non perisse. 
Ci ha costituiti la Sua fortezza, ci ha cercati la Sua infermità.
Sant'Agostino, Trattati su Giovanni, XV, 6 


confessionale della cattedrale di San Gallo

...e il riposo

Sia dunque reso grazie a Dio che in questo modo [creando l'uomo] fece un'opera in cui riposare. 
Fece il cielo, non leggo che riposò; 
fece la terra, non leggo che riposò; 
fece il sole, la luna e le stelle, neppure allora leggo che riposò; 
ma leggo che fece l'uomo, 
e quindi riposò, 
avendo qualcuno cui rimettere i peccati.

Sant'Ambrogio, Exameron, X, 76    






domenica 7 luglio 2013

il giardino del Signore – I

Il bel giardino del Signore, o fratelli, possiede non solo le rose dei martiri, ma anche i gigli dei vergini, l'edera di quelli che vivono nel matrimonio, le viole delle vedove.
Nessuna categoria di persone deve dubitare della propria chiamata: Cristo ha sofferto per tutti. Con tutta verità fu scritto di lui: Egli vuole che tutti gli uomini siano salvati, e arrivino alla conoscenza della verità (1Tm 2,4).

sant'Agostino, Discorso 304 


la richiesta dei figli di Zebedeo (e della loro madre)

Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse:"Che cosa vuoi?". Gli rispose:"Di 'che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno". 
Rispose Gesù:"Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?". Gli dicono:"Lo possiamo".
(Mt 20, 20-22)

A questo proposito san Giovanni Crisostomo osserva acutamente: 

«Non chiede se sono capaci di morire, di versare il loro sangue, ma domanda: 
"Potete voi bere il calice" 
e per animarli aggiunge "che io devo bere?", 
in modo da renderli, con la partecipazione alle sue sofferenze, più coraggiosi»:
non un impeto di volontaristica generosità, ma la sequela di Gesù, l'imitazione di Cristo. 

Poi rileva che 

«Promettono immediatamente, 
senza sapere ciò che chiedono, 
con la speranza che la loro richiesta sia soddisfatta»:
non sanno in cosa consista il calice,
ma la loro promessa è ragionevole perché fondata sulla convivenza con Gesù. 
cfr. Giovanni Crisostomo, Omelie sul vangelo di Matteo, Om. 65,2-4

Giovanni Serodine, Richiesta della madre dei figlidi Zebedeo, Ascona, chiesa parrocchiale

venerdì 5 luglio 2013

non eloquimur magna sed vivimus!


«Noi [cristiani] non diciamo grandi cose, ma le viviamo»
Marco Minucio Felice (apologeta del 2º-3º secolo)



giovedì 4 luglio 2013

...semper gaudete* (1 Ts 5, 16)

«L'unica felicità sulla terra consiste nell'applicarsi a sempre trovare deliziosa la parte che Gesù ci dona».
santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo alla sorella Léonie, lettera 257, luglio 1897 (tre mesi prima di morire)

* siate sempre lieti

mercoledì 3 luglio 2013

per la Chiesa di Siria

«...Pregate anche per la chiesa di Siria, della quale non son degno di essere chiamato membro. Ho bisogno della preghiera e della carità di tutti voi: unitele e offritele insieme a Dio, perché la chiesa di Siria meriti di essere irrorata di rugiada celeste grazie alla vostra chiesa».

Dalla «Lettera ai cristiani di Magnesia» di sant'Ignazio di Antiochia (ca. 35 – ca. 107), vescovo e martire

martedì 2 luglio 2013

«...guardi il crocifisso che sta dietro l'altare, e se ha qualche cosada obiettare glielo dica»


Il mistero della Croce risponde a questa domanda, risponde con un fatto, perché Dio stesso [...] abbraccia [il dolore]: se fosse un male il dolore, Iddio non lo avrebbe potuto abbracciare. Il dolore diventa la prova che sollecita la libertà dell'uomo ad esplicitare sempre più abbondantemente e chiaramente la sua partecipazione alla realtà di Dio. È la condizione, il dolore, perché la libertà dell'uomo si spalanchi sempre più a Dio e così realizzi la condizione perché la promessa della vita si compia. Il dolore è un'obiezione solo per chi non lo accetta; accettarlo, infatti, come condizione che la libertà di Dio pone, come mistero della libertà di Dio, è trasformarlo in grandezza, in pace e perfino in letizia, come dice San Paolo: «Sovrabbondo di gioia nel mio dolore».
Ricorderò sempre, perché forse è stato nei primi tempi in cui ero prete, una donna che mi venne al confessionale dicendo: «Ho avuto due figli; mio marito è morto, uno dei figli è impazzito e ha ammazzato il fratello, e adesso è nel manicomio giudiziale». La chiesa era tutta nuda e spoglia, ma aveva un grande crocifisso dietro l'altare; e io, dopo qualche momento di silenzio (perché, che cosa si può dire di fronte a simili situazioni?), le ho detto: «Signora, si alzi e guardi il crocifisso che sta dietro l'altare, e se ha qualche cosa da obiettare glielo dica». La signora non si mosse, e dopo un po' di secondi disse lentamente: «Ha ragione».

Luigi Giussani, Meeting di Rimini, venerdì 26 agosto 1983
(citato da: http://www.meetingrimini.org/default.asp?id=673&item=928)

venerdì 28 giugno 2013

28 giugno: sant'Ireneo di Lione


«Io ti conobbi quand’ero ancora ragazzo nell’Asia inferiore presso Policarpo. […] Le cose di allora le rammento meglio di quelle presenti. [...] 
Io ti potrei dire ancora il luogo dove il beato Policarpo sedeva per parlare, il suo esordire ed entrare in argomento, il suo modo di vivere, l’aspetto della sua persona, le conversazioni che teneva al popolo, come riferiva le sue relazioni con Giovanni e con gli altri che avevano visto il Signore, come rammentava le loro parole e quel che aveva sentito raccontare da loro a proposito del Signore, dei suoi miracoli e del suo insegnamento; come Policarpo, dopo aver ricevuto tutto ciò dai testimoni oculari della vita del Verbo lo riferiva in armonia con le Scritture. 
Queste cose anche allora, per la misericordia di Dio che è venuta in me, io ascoltai attentamente, annotandole non sul papiro, ma nel mio cuore e, sempre, per la grazia di Dio, le ripenso fedelmente».

sant'Ireneo di Lione, "Epistola a Florino" (ca. 190 d.C.), in: Eusebio di Cesarea, "Historia Ecclesiastica", 5, 20, 5-7.






mercoledì 26 giugno 2013

"Come io ho amato voi" – I

«Quando il Signore ordinò al Suo popolo di amare il suo prossimo come se stesso non era ancora venuto sulla Terra; così, sapendo bene fino a che punto si ama la propria persona, non poteva domandare alle sue creature un amore più grande per il prossimo (Lv 19, 18).

Ma quando Gesù diede ai suoi apostoli un comandamento nuovo, il suo comandamento, come dice piú avanti, non parla più di amare il prossimo come se stessi, ma di amarlo come Lui, Gesù, l'ha amato, come lo amerà fino alla consunzione dei secoli...

Ah, Signore, so che non comandate niente di impossibile, conoscete meglio di me la mia debolezza, la mia imperfezione, sapete bene che non potrei mai amare le mie consorelle come voi le amate se voi stesso, o mio Gesù, non le amaste in me.

È perché volete accordarmi questa grazia che avete fatto un comandamento nuovo (Gv 13, 34-35).

[...]

Sì, lo sento, quando sono caritatevole, è Gesù solo che agisce in me».
santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo, Storia di un'anima, Ms. C, fol. 12


lunedì 24 giugno 2013

«...scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua»



confessionale della cattedrale di San Gallo




Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua". In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: "È andato ad alloggiare da un peccatore!". Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto". Gesù gli rispose: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto".

Lc 19, 2-10

E il Signore vide proprio Zaccheo: questi fu visto e vide; se non fosse stato veduto, non avrebbe visto. [...] Affinché potessimo vedere, siamo stati visti; affinché potessimo amare, siamo stati amati.

Sant'Agostino, Discorso 174

domenica 23 giugno 2013

amico fideli nulla est comparatio (Sir 6, 15)* – I





Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico:"Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati" (Mc  2, 3-5)


[L'evangelista] non dice della fede del paralitico, bensì di quella di coloro che lo portarono: infatti talvolta capita che qualcuno guarisca grazie alla fede di un altro.
(san Beda il Venerabile) 

* Per un amico fedele, non c'è prezzo (Sir 6, 15)